Cinema

L’oltretomba di un’era: In vacanza su Marte (Neri Parenti, 2020)

L’era del cinepanettone è finita da un pezzo, da almeno 5 anni, eppure come imperterriti medium Neri Parenti e Massimo Boldi cercano di farla risorgere. Stavolta con l’aiuto di Christian De Sica, già tornato a lavorare con Boldi in Amici come prima, che seppure uscito a Natale non era un cine-panettone come cerca di esserlo In vacanza su Marte che vede i due come padre (De Sica) e figlio (Boldi), vittime di un paradosso causato da un buco nero in cui il secondo finisce durante un’escursione.

Il meccanismo comico è quello classico dello scambio dei corpi e tutto il côté farsesco (doppia moglie, doppie famiglie, matrimoni segreti e divorzi da ottenere) è quasi pretestuoso, per tacere della sotto-trama giovanile degli influencer e della video-blogger; purtroppo anche il film è vittima di uno scambio di corpi. Nello spirito cerca di riproporre la volgarità, la cattiveria, l’orrore scatologico dell'”epoca d’oro” a cavallo del millennio, vorrebbe giocare il più basso e greve possibile, ma nel corpo sembra solo l’emulazione del passato in cui il becero è solo detto – le parolacce un tanto al chilo di De Sica – mai mostrato, mai reso effettivo, di cattivo e sporco non c’è più nulla se non l’idea di quella sporcizia, di quella cattiveria.

C’è nostalgia per un’industria e un cinema qui al loro nadir, ma la nostalgia non può far niente contro attori, sceneggiatori, gagmen e registi che non conoscono più il senso di ciò che stanno facendo e che non vuol dire perizia tecnica, ma consapevolezza teorica della “loro” comicità. Boldi solista ha fatto di peggio in senso cinematografico – Matrimonio alle Bahamas per esempio -, ma non ha mai raggiunto questo abisso tra ciò che sta cercando di ottenere e i mezzi attuati per ottenerlo. L’apoteosi di un “vorrei ma non posso (più)” in chiave trash che trova il suo scacco matto nell’uso degli effetti speciali digitali che ricostruiscono Marte: quando pensi “ah non sono fatti male”, capisci che questo tipo di cinema è entrato in uno stallo definitivo in cui non sa più fare le cose che lo hanno reso ciò che era. Ossia affondare i piedi nell’orrore e costruire comicità attraverso quello: qui c’è solo sciatteria mesta, vecchiaia bolsa che si vergogna di sé stessa, anche se finge il contrario.

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