Cinema

The Turning – Floria Sigismondi

Non è solo l’infelice concomitanza con The Haunted of Bly Manor, resa inevitabile dal rinvio dell’uscita e dalle complicazioni produttive che il film ha avuto, a dare il colpo di grazia a The Turning, ennesima versione del Giro di vite di Henry James diretta da Floria Sigismondi. È l’accostamento della regista, purtroppo: autrice di alcuni dei videoclip più importanti degli anni ’90, la regista racconta la storia della babysitter che si trova a essere assunta per badare a due bambini in una casa che ha fatto fuggire, se non peggio, la precedente tata usando giustamente il proprio codice estetico.

Un codice che qualcuno ha definito barocco gotico – se vi ricordate i video di Marilyn Manson o David Bowie di 20 anni fa e oltre sapete di che parlo – e che Sigismondi ha adattato al gotico “classico” di James e di Jack Clayton, regista del più celebre degli adattamenti, Suspense. Un codice che però Sigismondi pare usare come orpello, come un poster in una stanza, come un modo per entrare in contatto con un racconto che invece con lo spettatore non comunica praticamente mai. La tensione, la paura, il disagio seguono le vie abusate e spente dell’orrore commerciale contemporaneo, i modi del genere si riciclano spenti: e di quel codice, Sigismondi – che omaggia i Nirvana in apertura, ma dell’inquietudine dei suoi clip non trova manco l’ombra – sembra non sapere cosa farsene.

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