Cinema

La belle époque – Nicolas Bedos #RomaFF14

The Truman Show ai tempi del cinema della nostalgia. Bedos prende il meccanismo del film di Weir, lo adatta al grand public, ne esplicita il discorso teorico e confeziona un’acuta riflessione sui nostri giorni. Perché La belle époque parla di un “regista” (Guillaume Canet, che come il Christof di Harris viene direttamente paragonato a Dio) che organizza messinscene in cui i suoi clienti possono tornare indietro nel tempo, in un momento che vogliono loro. E il protagonista, Daniel Auteuil, lasciato dalla donna e dal lavoro, sceglie il giorno del 1974 in cui per la prima volta incontrò la moglie, Fanny Ardant.

È tutto un lavoro di luci, colori, costumi, scenografie, storyboard, attori, acconciature, riprese, effetti speciali: ricorda, ripeti, copia, musica, ricalca senza improvvisare. Bedos, seppure senza intenti polemici come produzione popolare richiede, ci dice cos’è, come funziona e a cosa serve il nostalgismo che da qualche anno imperversa nel cinema e nella tv di massa. Ne smonta i meccanismi e il cinismo di fondo, ma al tempo stesso illumina il godimento spettatoriale e la sua illusione di essere ancora giovane, di rivivere ciò che ha amato proprio in quel modo: un’illusione che fonda un intero modo di concepire la società, non solo le forme d’intrattenimento. È un film sentimentale, ma con un fondo inquietante (e si può dire politico?) che rende ancora più evidente lo stato di grazia in cui è scritto e interpretato.

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