Cinema

Estasi di un delitto (Ensayo de un crimen) – Luis Buñuel (1955) #Venezia76Classici

Un film su un serial killer che non ha mai ucciso nessuno. Estasi di un delitto è una delle innumerevoli idee geniali avute da Luis Buñuel nel corso della sua carriera, in questo caso raccontando di un uomo ossessionato dal sangue e dall’idea feticistica della morte che organizza una serie di delitti che non realizza mai ma che indirettamente portano alla morte i suoi obiettivi (tutti femminili, tutti legati all’atto mancato, all’impotenza sessuale come disse Moravia).

Pur senza la forma surreale dei suoi film spagnoli o francese, il film è un purissimo distillato di surrealismo buñueliano nell’ironia beffarda, nella vena cinica, nell’uso disinvolto e inventivo dell’onirismo e della psicanalisi, nella satira ai costumi morali e religiosi del Messico dell’epoca. Quello che sorprende è la problematica forza erotica, modernissima, che percorre il film come una scossa elettrica fin dalla prima sequenza in cui il piccolo Archibald vede la sua istitutrice morta, con le calze esposte sotto la gonna e che arriva alla straordinaria sequenza delle “gemelle”, un ménage à trois tra l’uomo, una donna e un manichino su di lei realizzato. Anche per il modo in cui descrive sotterraneo la malattia mentale, la psicosi predatoria dell’uomo, il malato rapporto di dominazione sociale tra i sessi, non ci sorprenderebbe se a questo film si fosse ispirato William Lustig per Maniac.

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