Cinema

Contrabbando (Contraband, Michael Powell, 1940) #TFF36

Sotto la coltre di buio, di silenzio, di persone che corrono a casa accompagnate solo dalle torce per paura degli attacchi tedeschi, la vita di Londra scorre quasi uguale a prima. E allora è perfettamente coerente che sotto la patina di una spy story story bellica – un capitano danese, quindi neutrale, scende dalla nave per riacciuffare due spie inglesi che hanno rubato dei documenti di bordo ma è coinvolto nello scontro con le spie naziste -, Contrabbando sia una commedia brillante e sofisticata che racconta la nascita di un rapporto (amore o attrazione poco importa di fronte al pericolo della morte, o peggio del nazismo) in situazioni assurde, spesso confinanti con la screwball. 

Powell, assistito da Emeric Pressburger al soggetto, mostra una costruzione di tempi e ritmo perfetta e una mescolanza di toni originale, capace di dire molto sullo spirito britannico in una situazione simile, come l’onore della parola data e il finale in cui il patteggiamento e la diplomazia raccontano di un frangente bellico non ancora esacerbato. E anche, oltre tutto, una lezione di grazia, intelligenza e cinema “d’intrattenimento” figlia, o meglio sorella, dell’Hitchcock di I 39 scalini

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